Villanova (Villanovanus o Villanueva o Villeneuve o Bachuone), Arnaldo di (1234/1240-1312/1313)

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Arnaldo di Villanova

 

Arnaldo di Villanova fu un vero e proprio umanista ante litteram: famoso medico, alchimista, farmacista, filosofo, astrologo, teologo, mistico e letterato del suo tempo. Nacque tra il 1234 ed il 1240 per l'appunto, a Villanova, ma, poiché si sa pochissimo sulla prima parte della sua vita, non è dato di sapere neanche di quale Villanova si tratta, essendo questo un toponimo piuttosto diffuso in Italia, Spagna (come Villanueva), e Francia (come Villeneuve). Alcuni fonti propendono per quest'ultima nazione, a causa dei suoi studi universitari a Montpellier ed a Parigi, dove si laureò in medicina nel 1270.

Successivamente egli viaggiò e visitò moltissime città dell'Europa (a parte le già menzionate Parigi e Montpellier): Lione, Avignone, Barcellona, Valencia, Madrid, Tarragona, Toledo, Roma, Firenze, Napoli, Salerno, Palermo e Bologna.

V. conosceva l'ebraico e l'arabo, aveva studiato, e successivamente insegnato, medicina, farmacologia e botanica [il famoso mistico spagnolo Raimondo Lullo (1232/6-1315), detto Doctor Illuminatus, fu un suo allievo]. Fu medico personale di ben quattro papi [Innocenzo V (1276), Bonifacio VIII (1294-1303), Benedetto XI (1303-1304) e Clemente V (1305-1314)], due re d'Aragona [Pietro III il Grande (1276-1285) e Giacomo II il Giusto (1285-1327)], un re di Napoli [Roberto d'Angiò (1309-1343)] e infine un re di Sicilia [Federico II d'Aragona (1296-1337)].

Nel 1296, prendendo spunto dalle dottrine di Gioacchino da Fiore e Pietro di Giovanni Olivi, scrisse una Expositio Apocalypsis, e, qualche anno dopo, un De adventu Antichristi, nei quali ipotizzava l'arrivo dell'Anticristo per il 1367. Durante un suo viaggio in Francia nel 1301 per conto di Giacomo II di Aragona, egli fu denunciato dai teologi dell'Università di Parigi all'Inquisizione, ma la protezione del re di Francia, Filippo IV il Bello (1285-1314) e soprattutto quella del Papa Bonifacio VIII, più interessato a continuare ad usufruire delle sue capacità come medico che alle sue idee dottrinali, lo salvò dalle grinfie del Sant'Uffizio, e poté lasciare la Francia.

Nel 1304, V. presentò a Papa Benedetto XI un suo programma per la riforma della Chiesa, basata sulla povertà, purezza, umiltà e carità, ma tutto si arenò a causa dell'improvvisa morte del pontefice il 7 Luglio dello stesso anno. Della morte fu ingiustamente incolpato il francescano Bernard Délicieux, il quale aveva incautamente scritto a V. che dalle profezie di Gioacchino da Fiore si poteva desumere la morte del papa per il 1304: effettivamente il papa morì in quell'anno, ma per un'indigestione di fichi...avvelenati con polvere di diamante da Guglielmo di Nogaret, l'anima nera di Filippo il Bello.

Al re era rimasta "indigesta" una bolla papale con una sua condanna come mandante (ed era vero) per il famoso episodio dello "schiaffo di Anagni" a Papa Bonifacio VIII.

In un clima non favorevole, l'ostinato e incauto V. ripropose lo scritto al successore Clemente V (1305-1314): il Papa non gradì il libro e fece imprigionare il suo autore per un certo periodo, mentre, nello stesso periodo, l'inquisizione catalana proibì la diffusione dei suoi libri. Evidentemente il suo ostracismo durò poco perché, pochi anni dopo, nel 1309, V.  fu chiamato da Papa Clemente V (di cui divenne medico e alchimista) a riorganizzare l'Università di Montpellier.

Egli giocò inoltre un ruolo molto importante nelle trattative tra i francescani spirituali della Provenza e i conventuali. Infatti egli intercedette presso il re di Napoli Carlo II d'Angiò (o forse suo figlio Roberto) e presso lo stesso Clemente V, per cercare una intermediazione tra il generale dell'ordine, Gundisalvo di Valleboa e i capi spirituali, Raymond Gaufredi, Guy de Mirepoix, Bartolomeo Sicardi e Ubertino da Casale. L'incontro effettivamente avvenne nel 1310 e produsse qualche concessione agli spirituali.

Infine V. morì nel 1312/1313 ca., in un naufragio in mare presso Genova, mentre si recava ad Avignone al capezzale del suo illustre paziente, Clemente V.